Estratto da “Bye bye Milano”

Estratto da “Bye bye Milano”

“Arriva un momento, quel momento in cui si ha il coraggio di voltare pagina. Sì, parlo proprio di quella faticosissima operazione di rimettersi in gioco, sul campo, nel mercato. Perché da qualche parte bisogna pur partire.

E io con lui, il signor The Voice, ho chiuso. Basta. Finito. Caput. Non esiste più. Cancellato. […]

E poi? S’inizia scivolando in quello stato quasi estatico di meditazione sul senso dell’universo e tutto quanto e come diavolo è che la risposta definitiva è sempre 42, ovvero che non c’è una risposta sola e che la tua visione influenza il tuo ambiente e fondamentalmente, forse, ti crei una realtà a seconda di ciò che vuoi, mentre le lenzuola sporche si accumulano vicino alla lavatrice.

Il giorno dopo pensi che beh, in fondo, è assurdo preoccuparsi in quanto in una versione deterministica del mondo dove tutto è regolato dalle leggi fisiche dell’universo è totalmente inutile fare alcunché in quanto, ragazza mia, ciò non cambierà per niente il corso della storia. Nel frattempo noti che hai lasciato in giro dei calzini e c’è un gatto di polvere che ti miagola piano all’orecchio, vicino allo zoccolo del muro, giusto dietro alla lampada.

Il terzo giorno ti svegli depressa, t’indigni per quanto tardi tu abbia capito il senso della sequenza di Fibonacci e, allo stesso tempo, ti conforta l’idea che la teoria del rasoio di Occam sia quasi universalmente valida per cui è altamente probabile che tu possa smettere di fare congetture in quanto conosci già le risposte. La lavastoviglie nella quale hai diligentemente inserito i piatti sporchi incomincia vagamente a ricordarti l’odore dei crisantemi.

Il quarto giorno, dopo un’ora di meditazione e conseguente saluto al sole, ti sembra di raggiungere il nirvana. Uno stato interiore di profonda pace e sobrietà. Ti senti zen quanto un monaco buddista, intaccabile come un anacoreta. Dimentichi per un attimo che ti sei sempre considerata una sibarita, assumi quello sguardo odioso tipico di chi pensa di aver capito tutto della vita e sei sicura d’aver fatto bene a eliminarlo. Almeno per un quarto d’ora.

Inciampi in un piatto sporco nascosto sotto il tavolino, vai in bagno per medicarti (è stata una discreta botta) e scopri che hai lasciato il fondotinta aperto il cui contenuto è uscito naturalmente grazie all’immancabile legge di gravità e il lavandino adesso ha un colore orribile. Decidi che ne hai abbastanza, che è ora di darsi una regolata e di sistemare casa. Radicalmente.”

Bye bye Milano, di Betty Codeluppi, ed. Nobook

BYE BYE MILANO

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